08 giugno 2021

TRE GOCCE D'ACQUA - VALENTINA D'URBANO - MONDADORI

Buon pomeriggio Readers, è uscito il 1 Giugno il settimo e attesissimo romanzo di Valentina D'urbano, Tre gocce d'acqua, edito da Mondadori.
Un romanzo che indaga la fragilità e la resilienza dei corpi e l'invincibilità di certi legami, talmente speciali e clandestini da sfuggire a ogni definizione.

IL ROMANZO


Titolo:
 Tre gocce d'acqua

Autore/Autrice: Valentina D'Urbano
Collana: Fantastica
Editore: Mondadori
Data di uscita: 01 Giugno 2021
Genere: Narrativa Contemporanea
Pagine: 372
Prezzo cartaceo: 19,00€
Prezzo ebook: 9,99€
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Celeste e Nadir non sono fratelli, non sono nemmeno parenti, non hanno una goccia di sangue in comune, eppure sono i due punti estremi di un'equazione che li lega indissolubilmente. A tenerli uniti è Pietro, fratello dell'una da parte di padre e dell'altro da parte di madre. Pietro, più grande di loro di quasi dieci anni, si divide tra le due famiglie ed entrambi i fratellini stravedono per lui. Celeste è con lui quando cade per la prima volta e, con un innocuo saltello dallo scivolo, si frattura un piede. Pochi mesi dopo è la volta di due dita, e poi di un polso. A otto anni scopre così di avere una rara malattia genetica che rende le sue ossa fragili come vetro: un piccolo urto, uno spigolo, persino un abbraccio troppo stretto sono sufficienti a spezzarla. Ma a sconvolgere la sua infanzia sta per arrivare una seconda calamità: l'incontro con Nadir, il fratello di suo fratello, che finora per lei è stato solo un nome, uno sconosciuto. Nadir è brutto, ruvido, indomabile, ha durezze che sembrano fatte apposta per ferirla. Tra i due bambini si scatena una gelosia feroce, una gara selvaggia per conquistare l'amore del fratello, che preso com'è dai suoi studi e dalla politica riserva loro un affetto distratto. Celeste capisce subito che Nadir è una minaccia, ma non può immaginare che quell'ostilità, crescendo, si trasformerà in una strana forma di attrazione e dipendenza reciproca, un legame vischioso e inconfessabile che dominerà le loro vite per i venticinque anni successivi. E quando Pietro, il loro primo amore, l'asse attorno a cui le loro vite continuano a ruotare, parte per uno dei suoi viaggi in Siria e scompare, la precaria architettura del loro rapporto rischia di crollare una volta per tutte. Al suo settimo romanzo, Valentina D'Urbano si conferma un talento capace di calare i suoi personaggi in un'attualità complessa e contraddittoria, di indagare la fragilità e la resilienza dei corpi e l'invincibilità di certi legami, talmente speciali e clandestini da sfuggire a ogni definizione. Come quello tra Celeste e Nadir, che per la lingua italiana non sono niente, eppure in questa storia sono tutto.

RECENSIONE

Valentina D’Urbano è nata nel 1985 a Roma, dove vive e lavora. Ha esordito nel 2012 con Il rumore dei tuoi passi, seguito da Acquanera (2013), Quella vita che ci manca (2014), Alfredo (2015), Non aspettare la notte (2016) e Isola di Neve (2018), tutti pubblicati da Longanesi. I suoi romanzi sono stati tradotti in diversi paesi e hanno vinto numerosi premi letterari tra i quali il premio Rapallo Carige, il premio Stresa e il Prix Cezam in Francia.






Di solito si dice un corpo un'anima, qui invece parliamo di tre corpi e una sola anima, immensa, indistricabile, indivisibile, perché per Pietro, Celeste e Nadir, non esiste nulla di più importante al mondo del loro legame, quell'amore fraterno così forte e profondo da condizionare tutta la loro vita.
Quello tra Nadir e Celeste è però un legame particolare, cementato da Pietro, il loro fratello maggiore, l'unica cosa che hanno in comune e che in qualche modo li tiene uniti e li separa allo stesso tempo.
«Siamo di nuovo noi tre?» Mi rassegnai a quella galera, a quell’ergastolo.
«Siamo di nuovo noi tre.»

Si rincorrono, si respingono, si cercano, diventando adulti vedono evolvere il loro rapporto, dapprima litigioso, volto a contendersi le attenzioni di Pietro, per poi trasformarsi in affetto fraterno, amicizia... e poi in amore, grande, sconfinato ma proibito.
Un amore sempre in balia delle onde di una tempesta, pronto a ferirti, a scavarti addosso citatrici profonde che fanno più male delle ossa rotte di Celeste, dell'inquietudine costante di Nadir, della solitudine, delle ideologie politiche, delle guerre ingiuste e delle mancanze, pesanti e insopportabili. 
"La vita intera a cercare di stare al passo, di afferrare quei due che amavo e che continuamente mi sfuggivano."
Ogni volta per me, provare a mettere nero su bianco ciò che trasmettono e ciò che rappresentano i romanzi di Valentina D'urbano è una sfida, e ogni volta so con assoluta certezza di aver miseramente fallito. Perché?
Perché io non Valentina D'urbano, non ho lo straordinario dono di raccontare i sentimenti così come lo fa lei, non sono capace di trovare le parole giuste per descrivere quanto unici e indelebili siano i suoi personaggi, non sono in grado di trovare aggettivi adeguati a trasmettere l'eterea bellezza delle sue storie. 
Ogni volta però non posso fare a meno di provarci, di raccontarvi quanto bene e quanto male mi fa leggere le sue parole, di quanto grande è il cratere lasciatomi dentro e di quanto forte sia stato questa volta il pugno allo stomaco, che puntualmente una volta finita la lettura arriva, a farti sentire la mancanza di personaggi che nello spazio di nemmeno un giorno sono già diventati i tuoi amici e tuoi amanti. 
Mi viene in mente una sola parola per descrivere Tre gocce d'acqua, ed è devastante. 
È devastante sapere già cosa ti aspetta ma trovarsi ugualmente in mezzo alla forza distruttiva di un fiume in piena, è devastante trovarsi con il cuore stretto in un pugno e capire di amare totalmente e profondamente quel fragile riccio di mare e i suoi "fratelli", è devastante sapere che girando l'ultima pagina li perderai e non li ritroverai più, se non tra le pagine dello stesso libro, fermi, in attesa di essere riletti e riscoperti. 
Ogni volta, mi faccio una sola domanda, anzi la faccio a te Valentina: come ci riesci? come riesci a scrivere storie così belle e profonde e a sopravvivere a loro? come sei riuscita a lasciare andare Alfredo, Beatrice, Neve, Andreas, Angelica, Tommaso e tutti gli altri? 
A me riesce difficile, tanto da aver intravisto in Celeste e Nadir, un po' di Bea e Alfredo, lei così tanto fragile ma tenace e ostinata nel suo silenzioso andare avanti, lui tanto egoista e autodistruttivo ma con tanta fame d'amore  e incredibilmente adorabile nella sua sfrontatezza. 

Ecco, io ci ho provato a raccontarvi questa storia, a parole mie, piccole, spicciole, forse anche inutili, ma come per tutti i romanzi di questa straordinaria autrice, Tre gocce d'acqua, va vissuto in prima persona, senza filtri o pareri altrui a intralciare la scoperta di una storia unica e immortale. 
Se non si fosse ancora capito, Valentina D'urbano è "LA" mia autrice preferita, ma non sono di parte, e per capirlo vi basterà prendere tra le mani un suo romanzo, meglio ancora, questo romanzo, in cui ho ritrovato un'autrice maturata, più limpida e diretta, che coniuga alla bellezza dei sentimenti, il racconto di una storia quanto mai attuale e discussa, di cui portiamo e porteremo ancora per molto tempo i segni. 
Ciao, Riccio di mare. Sai da te quanto t’ho amata.

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